venerdì 25 settembre 2015

Rettifica e scuse a S.E. Mons. Ignazio Sanna

In data 09.01.2012 pubblicai sul questo blog un intervento volto a criticare una omelia di Mons. Ignazio Sanna, Arcivescovo di Oristano, nella quale veniva citata una intervista a Romeo Castellucci, autore di una pièce teatrale dal tono blasfemo. In data 11.01.2012 Mons. Sanna ha sporto querela contro il sottoscritto per diffamazione. Preciso che già all'epoca non vi era alcuna intenzione di offendere la persona e la reputazione di Sua Eccellenza. Ho provveduto ormai da tempo a cancellare il post suddetto e richiesto di porgere pubbliche scuse al Sua Eccellenza per aver travisato il senso della sua omelia ed averlo indebitamente esposto a insulti e minacce da varie parti, lo faccio attraverso questo post. Nonostante sia passato del tempo da quei giorni, sono nondimeno sinceramente dispiaciuto per gli attacchi subiti da Mons. Sanna a causa del mio articolo che fu utilizzato da alcuni lettori come arma per attaccare gravemente Sua Eccellenza e ne aveva in generale travisato il pensiero in relazione alla pièce del Castellucci, pensiero che Mons. Sanna ha più volte ribadito essere di indignazione e condanna per i suoi riferimenti blasfemi. Rinnovo pertanto le mie pubbliche scuse a Mons. Sanna e lo ringrazio per aver accolto privatamente e cristianamente le mie scuse ed averle accettate.

lunedì 7 ottobre 2013

NASCE "FIDES ET FORMA II"!


Cari amici, cari lettori,

è giunto il tempo di trasferirci su un nuovo spazio del web. Nasce Fides et Forma 2.0, spero che possiate apprezzarne lo stile e le premesse e che possa presto essere animato dai vostri commenti e fruito dalle vostre intelligenze. 

Francesco

Vai al nuovo sito www.fidesetforma.com

domenica 6 ottobre 2013

SAN FRANCESCO D'ASSISI


di Francesco Colafemmina

Se tutto il pontificato di Papa Francesco dovesse rivelarsi una ripetizione della giornata di Assisi, allora dubito che si sarebbe potuto chiedere di più allo Spirito Santo. Una giornata perfetta! Sono passati mesi e ormai sono rimasti in pochi a far le pulci al Papa: questo sì, questo no, questo forse. No, in realtà non si tratta di esaminare ogni dettaglio e criticare. Ci sono oggettivi problemi che derivano da una eccessiva confusione. Ma la confusione non nasce ora, è in circolazione da decenni. Qui servirebbe avere una visione univoca e chiara e purtroppo la visione manca a molti nella Chiesa, anche a coloro che non sono "progressisti", che non hanno vissuto gli ultimi 50 anni con l'ansia e l'obiettivo di "cambiare volto alla Chiesa".

Chi mi conosce sa che ben prima di questo pontificato ho auspicato una Chiesa fatta di Vescovi e Cardinali in grado di sporcarsi le mani con chi soffre, con ciò che il Papa definisce "periferie esistenziali" tanto per non incorrere nella banalità retorica di termini come "poveri", "bisognosi", "ammalati" etc. Da troppi anni la Chiesa è costituita da una gerarchia totalmente scollegata dalla realtà. Fatta di proclami pastorali, liturgie show intese a glorificare il clero, spese folli per happenings diocesani, nuove chiese, orribili pseudo opere d'arte o meglio opere di pseudo-arte, farraginose strutture laicali, totale assenza di trasparenza nella gestione del potere e del denaro e autoritarismo della peggior specie. 

Questa realtà generalizzata è per certi versi ambivalente, colpisce ogni tendenza nella Chiesa Cattolica. Ma sento di non sbagliare quando affermo che è propria di una Chiesa pienamente "conciliare", imbevuta cioè di quel veleno chiamato "spirito del Concilio" veleno che giustifica ogni slancio in avanti, ogni "aggiornamento" tranne quello del clericalismo radicale e del connesso privilegio. 

"Mondanità spirituale"! Ebbene, guardateli i mondani spirituali: i Ravasi, gli Enzo Bianchi e i Mancuso, i Forte, i Riccardi... Ce n'è un'intera falange... Ma il guaio è che per scongiurare clericalismo e mondanità l'attuale Pontefice probabilmente ritiene di dover dare piena "attuazione" a quello Spirito del Concilio, ossia di andare avanti ad oltranza, dando incidentalmente definitiva efficacia a quelle aspirazioni orizzontali e di de-mondanizzazione (per certi versi un po' catara) che si leggevano in nuce nelle effervescenze degli anni '60.

Il problema è che con Benedetto XVI si è intravvista la possibilità di rimettere in carreggiata la Chiesa sotto un profilo teologico e liturgico. Ma la pastorale e soprattutto la declericalizzazione è stata piuttosto trascurata. Se avessimo avuto un pontificato benedettiano con un Papa attento a "impoverire" i suoi Vescovi e Cardinali (sempre pronti a non ascoltare tutti i suoi richiami e le sue esortazioni), e magari un po' più "pastorale", avremmo probabilmente evitato gli attuali eccessi dannosi e per certi versi drammatici (penso al dialogo fra il Papa e Barbapapà). Ma noi cosa possiamo farci? Dovremmo sforzarci di essere cattolici coerenti ed autentici, non solo e sempre criticando o esercitando il culto del sospetto. Credo che il Papa sia sommamente bello se dopo aver indossato un luminoso paramento sacro intessuto d'oro, ai piedi dell'altare, al termine del Sacrificio, si spogli delle vesti liturgiche per indossare un grembiule e assistere il prossimo. L'impatto tra l'altezza e l'onore riservati a Dio e la semplice terrigna povertà di chi porta in dono solo l'amore di Cristo sarebbe straordinariamente forte. Ma il Papa preferisce non salire troppo in alto per non confondere un popolo di Dio che queste cose semplicemente non le comprende.

Personalmente mi è bastato il Papa che prende per mano un bambino e se lo porta a pranzo alla mensa dei poveri. Hoc sufficit. Non servono troppe parole o troppe spiegazioni. Ci sono e ci saranno sempre nuove contraddizioni, innovazioni, confusioni. Ma in fondo resta l'essenziale. E l'essenziale lo testimoniamo non solo con le parole e l'esercizio della ragione, ma con la vita. Non dobbiamo, non possiamo essere "cristiani da pasticceria". E noi, immagino molti di voi lettori, non appartengono a questa categoria. Siamo accomunati da una visione della Chiesa legata alla tradizione non come ad un luogo definito del passato, ma intesa come realtà metastorica, che fa la storia e vi opera. E forse noi dovremmo salvare il Papa, questo Papa, dalla melensa retorica di coloro che vorrebbero appropriarsene, dei tanti cattolici pasticceri (frati, preti, suore, vescovi e cardinali inclusi) che vorrebbero piegarlo alla loro "visione", quella coltivata e attesa negli ultimi 50 anni. Se non siamo sinceri, se non ci svuotiamo dei nostri pregiudizi, resteremo sempre in pasticceria. Meglio fare come quel bambino, prendere per mano Cristo e portarlo nelle nostre vite, in quelle di chi ci è vicino. In fondo, questo è il Vangelo. 

martedì 1 ottobre 2013

PERCHE' CANONIZZARE UN PAPA DI CUI SI CONTRADDICE IL MAGISTERO?


Lettera Enciclica 
del Sommo Pontefice
Giovanni Paolo II

Capitolo 32.

In alcune correnti del pensiero moderno si è giunti ad esaltare la libertà al punto da farne un assoluto, che sarebbe la sorgente dei valori. In questa direzione si muovono le dottrine che perdono il senso della trascendenza o quelle che sono esplicitamente atee. Si sono attribuite alla coscienza individuale le prerogative di un'istanza suprema del giudizio morale, che decide categoricamente e infallibilmente del bene e del male. All'affermazione del dovere di seguire la propria coscienza si è indebitamente aggiunta l'affermazione che il giudizio morale è vero per il fatto stesso che proviene dalla coscienza. Ma, in tal modo, l'imprescindibile esigenza di verità è scomparsa, in favore di un criterio di sincerità, di autenticità, di «accordo con se stessi», tanto che si è giunti ad una concezione radicalmente soggettivista del giudizio morale. Come si può immediatamente comprendere, non è estranea a questa evoluzione la crisi intorno alla verità. Persa l'idea di una verità universale sul bene, conoscibile dalla ragione umana, è inevitabilmente cambiata anche la concezione della coscienza: questa non è più considerata nella sua realtà originaria, ossia un atto dell'intelligenza della persona, cui spetta di applicare la conoscenza universale del bene in una determinata situazione e di esprimere così un giudizio sulla condotta giusta da scegliere qui e ora; ci si è orientati a concedere alla coscienza dell'individuo il privilegio di fissare, in modo autonomo, i criteri del bene e del male e agire di conseguenza. Tale visione fa tutt'uno con un'etica individualista, per la quale ciascuno si trova confrontato con la sua verità, differente dalla verità degli altri. Spinto alle estreme conseguenze, l'individualismo sfocia nella negazione dell'idea stessa di natura umana. 

Queste differenti concezioni sono all'origine degli orientamenti di pensiero che sostengono l'antinomia tra legge morale e coscienza, tra natura e libertà.


di Papa Francesco

D. Santità, esiste una visione del Bene unica? E chi la stabilisce? 
R. «Ciascuno di noi ha una sua visione del Bene e anche del Male. Noi dobbiamo incitarlo a procedere verso quello che lui pensa sia il Bene». 
D. Lei, Santità, l’aveva già scritto nella lettera che mi indirizzò. La coscienza è autonoma, aveva detto, e ciascuno deve obbedire alla propria coscienza. Penso che quello sia uno dei passaggi più coraggiosi detti da un Papa.
R. «E qui lo ripeto. Ciascuno ha una sua idea del Bene e del Male e deve scegliere di seguire il Bene e combattere il Male come lui li concepisce. Basterebbe questo per migliorare il mondo».

venerdì 27 settembre 2013

A VOLTE RITORNANO...

Liturgia papale - Città del Messico - 2002
da Il Riformista del 22 Dicembre 2007

di Paolo Rodari 

[...] Come un canto del cigno, il libro di Mons. Piero Marini [P. Marini, Challenging Reform: Realizing the Vision of the Liturgical Renewal, 1963-1975, Liturgical Press, 2007] è stato pubblicato solo in lingua inglese, quasi fosse volutamente indirizzato innanzitutto al pubblico della protestante Inghilterra: terra dove le sperimentazioni in campo liturgico (anche negli ambienti cattolici) hanno trovato un terreno fertile su cui essere seminate, crescere e poi propagarsi. Del resto, fu Annibale Bugnini ai tempi del post Concilio, allorquando era segretario della commissione liturgica istituita da Paolo VI con lo scopo di applicare e precisare quel rinnovamento della liturgia che lo stesso Concilio aveva approvato, a spingere per una riforma più di rottura che di continuità con la tradizione passata, spinta che, di fatto, gli costò il posto, fino all’allontanamento da Roma avvenuto il 4 gennaio 1976: inaspettatamente fu inviato quale pronunzio apostolico in Iran. Della riforma liturgica Marini P. ha parlato a lungo nell’incontro di Westminster. Senza giri di parole ha detto al sua, spiegando come la riforma liturgica sancita nel Vaticano II fosse stata osteggiata a lungo, e poi pure affossata, direttamente dalla curia romana. Secondo quanto riporta il "National Catholic Report", per Marini P. «la riforma liturgica (del Vaticano II) non era intesa o applicata solo come riforma di alcuni riti», ma avrebbe dovuto essere «la base e l’ispirazione degli obiettivi per cui il Concilio era stato convocato». Proprio così. «L’obiettivo della liturgia - ha proseguito l’ex cerimoniere - non era altro che l’obiettivo della Chiesa e il futuro della liturgia è il futuro della Chiesa». Se così fu il Vaticano II, se questi erano i motivi profondi della sua convocazione, si capisce bene perché, ancora oggi, molti vescovi in tutto il mondo osteggino dichiaratamente l’applicazione del Motu Proprio Summorum Pontificum con il quale Benedetto XVI ha voluto ripristinare l’antico rito rivisto nel 1962 da Giovanni XXIII: tornare a pregare come si faceva prima del Concilio viene visto in contraddizione con quanto la riforma, secondo l’interpretazione del fu Annibale Bugnini, doveva andare a sancire. Eppure - è cosa nota - il Vaticano II per Benedetto XVI fu soprattutto rinnovamento nella continuità, non rottura. E ciò vale innanzitutto per il cuore della vita di fede: la liturgia. Il passato vale ancora nel presente, lo innerva e lo rinvigorisce pur senza castrare quei cambiamenti che i tempi suggeriscono essere opportuni. Di qui il Summorum Pontificum, quel Motu Proprio voluto per dire alla Chiesa che l’antica liturgia vale ancora oggi, che il rito di Paolo VI, se sganciato dal passato, in un certo senso tradisce la secolare vita liturgica della Chiesa.

da "Io sono un papa amabile: Giovanni Paolo II" di Piero Marini e Bruno Cescon, San Paolo, 2011, passim

"Il passaggio da una liturgia romana caratterizzata dall'uniformità (uniformità della lingua e fissità delle rubriche) ad una liturgia più vicina alla sensibilità dell'uomo moderno, aperta all'adattamento e alle culture, espressione di una Chiesa comunionale che considera la diversità non come un elemento in sé negativo, ma come possibile arricchimento dell'unità".

"Le liturgie sono diventate per così dire flessibili. È stata concessa la lingua volgare secondo le varie culture. Non abbiamo più il problema dell'identificazione ma piuttosto quello della pluralità, rivalutata quale arricchimento. Abbiamo ritrovato la molteplicità delle lingue e la possibilità di un adattamento."

"A livello di riforma [il Consilium] si preoccupò di eliminare dal rito quegli elementi che erano tipici di Roma. Nell’ordo romano, per fare solo qualche esempio, si portavano sette candelieri perché Roma era divisa in sette colli; si usava il manipolo per segnalare la presenza delle diverse chiese; si celebravano le quattro tempora, legate alla benedizione delle campagne e la cultura occidentale contadina."

Coda 

La Nacion, 20 Aprile 2013, intervista a Mons. Marini dal titolo "La Chiesa vive la speranza dopo anni di paura"

"Si respira aria fresca, è una finestra aperta alla primavera e alla speranza. Fino ad ora abbiamo respirato il cattivo odore di acque paludose, con la paura di tutto e problemi quali i Vatileaks e la pedofilia. Con Francesco si parla solo di cose positive."

"È necessario riconoscere le unioni di persone dello stesso sesso, ci sono molte coppie che soffrono perché non vengono riconosciuti i loro diritti civili."



martedì 24 settembre 2013

DATI PRESENTATI COME PROSCIUTTI AL SUPERMARKET


di Francesco Colafemmina

Dopo la pubblicazione del ricorso alla Congregazione per gli Istituti di Vita Religiosa presentato il 29 maggio scorso dai Frati Francescani dell'Immacolata e firmato dall'attuale Segretario Generale P. Alfonso Bruno, quest'ultimo ha pensato bene di pubblicare i dati della Visita Apostolica compiuta via internet o meglio per mezzo di un questionario a risposte multiple da Mons. Vito Todisco.

L'aspetto divertente o penoso - giudicate voi - della pubblicazione di questi dati sta nella loro manipolazione volta a generare l'impressione che una schiacciante maggioranza di frati fosse d'accordo con il commissariamento dell'ordine. 

Il questionario prevedeva infatti 4 opzioni:

a. Tutto va sostanzialmente bene.
b. Esistono problemi risolvibili dal Capitolo Generale Ordinario
c. Esistono problemi gravi risolvibili da un Capitolo Generale Straordinario
d. Esistono problemi gravissimi che richiedono il Commissariamento dell'Istituto.

Ebbene, sul sito commissariato www.immacolata.com i dati sono presentati come segue:

a. Tutto va sostanzialmente bene.
b. Esistono problemi.

E il dato b. viene suddiviso in:

b1: problemi risolvibili da un Capitolo Ordinario
b2: problemi risolvibili da un Capitolo Straordinario/Commissariamento.

Un po' come si fa nei supermercati dove il prosciutto viene venduto a 19,99 euro per non superare la soglia psicologica dei 20 euro, allo stesso modo chi ha messo insieme queste statistiche ha voluto impressionare con i numeri senza esporli in maniera onesta e corretta ma accorpando la richiesta di un Capitolo Straordinario con quella del Commissariamento onde poter mostrare percentuali plebiscitarie. Di più: si è usato lo stratagemma di dividere il dato b. non nella percentuale relativa al complesso dei frati, ma come se il solo dato b. costituisse il 100% di coloro che hanno risposto al questionario.

Riportando invece i dati alla loro corretta percentuale si sarebbe potuto riscontrare che la maggioranza dei frati che hanno risposto al questionario (ce n'è una parte che non lo ha fatto), circa 130 frati, non è stata favorevole al commissariamento, bensì o a non prendere alcun provvedimento o a rimandare le questioni ad un semplice capitolo generale previsto già per il 2014 - concetto ribadito nel ricorso alla Congregazione.

Nello specifico:

Sullo stile di governo del Superiore Generale il 56% ritiene che non ci siano problemi o che le questioni vadano risolte in un Capitolo Generale Ordinario.

Sulle questioni liturgiche il 51%. Sulla formazione il 62%. Sui rapporti con la Congregazione delle suore il 56%. 

Della rimanente parte non è dato sapere quanti abbiano suggerito il commissariamento (evidentemente pochi altrimenti non si sarebbe fatto ricorso ad un simile paraculismo comunicativo) e quanti un Capitolo Straordinario, ossia un momento per il confronto sereno fra tutti i frati. Perché il solo fatto che vi fossero degli attriti relativi a 5 ribelli implicava già l'esistenza di un problema da evidenziare sotto giuramento, ma di un problema risolvibile non certo con il sovvertimento dell'ordine. Aggiungiamo poi che nel ricorso erano denunciati i tentativi maldestri dei ribelli di condizionare le risposte di alcuni confratelli sul questionario. 

Oggi i frati vicini a p. Manelli non hanno più la possibilità di difendersi. L'intero universo mediatico dell'Ordine è sotto il controllo strettissimo di p. Alfonso Bruno. Personalmente non ho nulla contro di lui. Semplicemente non sopporto l'ipocrisia o la strumentalizzazione dei dati. Anche perché il bello viene alla fine del comunicato redatto dallo stesso p. Bruno, dove si precisa: 

"Quanto alle mere osservazioni sulla conduzione della visita apostolica, formulate in data 29 maggio 2013, si rileva la vacuità quanto alle motivazioni, la tempistica della richiesta messa in atto solo dopo tre mesi dallo spoglio e quindi in opposizione alle decisioni già prese dal Dicastero, riunito in congresso, in merito alla vicenda dei Frati Francescani dell'Immacolata. La firma unanime dei membri del Consiglio e del Procuratore Generale allora in carica non confligge con il giudizio critico di chiunque degli stessi maturato a posteriori in scienza e coscienza contro la velleità di impugnare la Visita Apostolica stessa."

Una nota durissima e autoritaria che addirittura considera "vacue" e "velleitarie" le argomentazioni del ricorso - a mio avviso al contrario assolutamente ragionevoli - e si prende la briga di assolvere lo stesso p. Bruno da annoverarsi fra coloro "il cui giudizio critico è maturato a posteriori in scienza e coscienza".

Una volta per tutte lasciatemi affermare con piena convinzione, anzi "in scienza e coscienza", che il Commissariamento dei FFI non nasce da una ostilità nei riguardi della messa in latino. Queste sono chiacchiere, fumo negli occhi! Il Commissariamento nasce dalla volontà di un piccolo gruppo di frati dalle velleità secolarizzanti di sdoganare l'Ordine, di inserirlo armonicamente nelle dinamiche di emancipazione dalla rettitudine dottrinale, morale e autoritativa proprie di vari altri Ordini religiosi. Per compiere questo ribaltone, questa vera e propria azione sovversiva si è utilizzato il grimaldello della messa in latino, del tradizionalismo e via dicendo. E forse hanno sbagliato il professor De Mattei, Alessandro Gnocchi, Mario Palmaro ed altri a incentrare la loro critica verso questo Commissariamento sulla questione messa in latino e dintorni.

Qui c'è alla base un peccato di hybris, una ribellione al padre. Un problema forse psichiatrico - come direbbe Papa Francesco -, Papa al quale la questione è stata sicuramente presentata male, ossia come un problema di autonomia spirituale o di migliorismo spirituale all'interno dell'Ordine stimolato dal tradizionalismo liturgico.

Tutto ciò non è che un accessorio mediatico. Un utile strumento per sovvertire l'Ordine. E ne è prova il fatto che in questi giorni nessuno si è preso la briga di mettere in evidenza le ragioni sacrosante del ricorso alla Congregazione o la follia di una Visita Apostolica compiuta via questionario a risposte multiple. Anzi, si dà per scontato che p. Bruno sia il solo depositario della verità e della onestà e avendo egli ritrattato presso la Santa Sede il ricorso, questo sarebbe automaticamente privo di valide ragioni. Questo modo di procedere rasenta la follia, tanto più che è nota l'esistenza di un promemoria dei ribelli inviato da un convento francese a giugno di quest'anno e nel quale si faceva riferimento al ricorso "velleitario" presso la Congregazione e si delineavano i passi corretti per il commissariamento. Ossia la rimozione dell'attuale Superiore e di tutti i suoi collaboratori. Cosa che sta accadendo in queste ore, con la conseguente spedizione in amene contrade del mondo di ex collaboratori di padre Manelli. Il tutto per coerenza con la misericordia, il perdono e l'accoglienza che oggi vanno tanto di moda nella Chiesa del sì, nella Chiesa che non deve punire, ma sanare le ferite dell'uomo.

venerdì 20 settembre 2013

IL MEGLIO DEVE ANCORA VENIRE


Continua da "Riflessioni di 23 anni fa":

"C'è un ulteriore sviluppo possibile all'interno del corpo Romano Cattolico che, se incontrollato, può scuotere l'unità della sua struttura. In breve, questa è l'elezione in conclave di un candidato papale la cui politica sarà quella di dissolvere l'unità e cambiare la struttura della Chiesa Cattolica Romana semplicemente attraverso l'abbandono del ministero petrino, il privilegio sul quale è costruita l'unità strutturale della Chiesa come un corpo visibile, e dissociando l'approssimativo numero di quattromila vescovi della Chiesa dalla loro collegiale sottomissione al papato - il principio sul quale sono stati finora strutturati. Tutto ciò significherà una nuova funzione per il Vescovo di Roma, e non quella tradizionale; implicherà inoltre un nuovo rapporto con tutti i vescovi, incluso quello di Roma, fra loro. Se qualcuno dubita seriamente che un simile evento possa accadere, lasciatemi ricordargli che nessuno avrebbe seriamente previsto negli anni '40 e '50 che un papa negli anni '60 avrebbe cercato di modificare efficacemente gli elementi che garantivano l'accadimento centrale della Messa; nominalmente la riattualizzazione o la ri-presentazione del Sacrificio di Cristo sul Calvario. Eppure è ciò che è precisamente accaduto. 

C'è poi una seconda ragione per cui nessuno dovrebbe considerare remota questa possibilità sopra delineata. Una seria considerazione della situazione presente con occhi spassionati rivela molto rapidamente la sinistra situazione della vita cattolica oggi: al livello universale delle parrocchie e delle diocesi, e a quello superiore del papato e del ministero papale, troveremo presenti tutti gli elementi dispositivi richiesti e sufficienti a portare alla fruizione tali tremendi sviluppi presagiti. In realtà troveremo che questi elementi sono già stati estensivamente e intensamente elaborati. 

Al livello delle parrocchie e delle diocesi, e diffusamente fra i vescovi, preti, suore e laici, troveremo una irremovibile persuasione che prima del Vaticano II c'era una Chiesa Romano Cattolica - la Chiesa "pre-conciliare"; ma che dopo il Concilio, la Chiesa pre-conciliare ha cessato di esistere e il suo posto è stato preso dalla "Chiesa Conciliare", animata dallo "spirito del Vaticano II" e non si chiama più "Chiesa Cattolica Romana" ma piuttosto sia, in termini biblici, "popolo di Dio" sia, vagamente, "Chiesa". 

Troveremo che le due "Chiese" sono radicalmente differenti nella testa dei vescovi, dei preti, di suore e laici. Differenti su almeno quattro punti capitali. I laici della "Chiesa Conciliare" non proclamano l'esclusivo possesso dei mezzi della salvezza eterna. I non-cattolici così come i non-cristiani possono in maniera equivalente proclamare di avere i mezzi per la salvezza all'interno della loro religione - o "modo di vivere" qualora non siano credenti. Perché tutti noi - cattolici, non cattolici e non cristiani - siamo solo pellegrini con lo stesso obiettivo, sebbene lo approcciamo in modi differenti. 
Secondo, nella Chiesa Conciliare, la fonte dell'illuminazione religiosa, guida e autorità è la locale "comunità di fede". Il corretto credo e le corrette pratiche morali non vengono più dal corpo gerarchico dei vescovi sottomesso all'autorità centrale di un solo uomo che ha l'autorità del magistero, il Vescovo di Roma. 

Terzo,  i gruppi mondiali di "comunità di fede" hanno come prima funzione quella di cooperare con "l'umanità" per costruire e assicurare il successo della pace nel mondo e una riforma del mondo nell'uso delle risorse della terra per eliminare l'oppressione economica e l'imperialismo politico.

Quarto, le precedenti regole di comportamento morale della Chiesa Cattolica Romana riguardo i principi collegati alla vita - concepimento, matrimonio, morte e sessualità - devono essere portati in un fraterno allineamento con le prospettive, i desideri e le pratiche del mondo intero. Altrimenti come potrebbero i membri di questa Chiesa proclamare di essersi aperti ai loro fratelli e sorelle?" (pp. 680-681).

Malachi Martin, The Keys of This Blood, Simon and Schuster, 1990.