venerdì 27 settembre 2013

A VOLTE RITORNANO...

Liturgia papale - Città del Messico - 2002
da Il Riformista del 22 Dicembre 2007

di Paolo Rodari 

[...] Come un canto del cigno, il libro di Mons. Piero Marini [P. Marini, Challenging Reform: Realizing the Vision of the Liturgical Renewal, 1963-1975, Liturgical Press, 2007] è stato pubblicato solo in lingua inglese, quasi fosse volutamente indirizzato innanzitutto al pubblico della protestante Inghilterra: terra dove le sperimentazioni in campo liturgico (anche negli ambienti cattolici) hanno trovato un terreno fertile su cui essere seminate, crescere e poi propagarsi. Del resto, fu Annibale Bugnini ai tempi del post Concilio, allorquando era segretario della commissione liturgica istituita da Paolo VI con lo scopo di applicare e precisare quel rinnovamento della liturgia che lo stesso Concilio aveva approvato, a spingere per una riforma più di rottura che di continuità con la tradizione passata, spinta che, di fatto, gli costò il posto, fino all’allontanamento da Roma avvenuto il 4 gennaio 1976: inaspettatamente fu inviato quale pronunzio apostolico in Iran. Della riforma liturgica Marini P. ha parlato a lungo nell’incontro di Westminster. Senza giri di parole ha detto al sua, spiegando come la riforma liturgica sancita nel Vaticano II fosse stata osteggiata a lungo, e poi pure affossata, direttamente dalla curia romana. Secondo quanto riporta il "National Catholic Report", per Marini P. «la riforma liturgica (del Vaticano II) non era intesa o applicata solo come riforma di alcuni riti», ma avrebbe dovuto essere «la base e l’ispirazione degli obiettivi per cui il Concilio era stato convocato». Proprio così. «L’obiettivo della liturgia - ha proseguito l’ex cerimoniere - non era altro che l’obiettivo della Chiesa e il futuro della liturgia è il futuro della Chiesa». Se così fu il Vaticano II, se questi erano i motivi profondi della sua convocazione, si capisce bene perché, ancora oggi, molti vescovi in tutto il mondo osteggino dichiaratamente l’applicazione del Motu Proprio Summorum Pontificum con il quale Benedetto XVI ha voluto ripristinare l’antico rito rivisto nel 1962 da Giovanni XXIII: tornare a pregare come si faceva prima del Concilio viene visto in contraddizione con quanto la riforma, secondo l’interpretazione del fu Annibale Bugnini, doveva andare a sancire. Eppure - è cosa nota - il Vaticano II per Benedetto XVI fu soprattutto rinnovamento nella continuità, non rottura. E ciò vale innanzitutto per il cuore della vita di fede: la liturgia. Il passato vale ancora nel presente, lo innerva e lo rinvigorisce pur senza castrare quei cambiamenti che i tempi suggeriscono essere opportuni. Di qui il Summorum Pontificum, quel Motu Proprio voluto per dire alla Chiesa che l’antica liturgia vale ancora oggi, che il rito di Paolo VI, se sganciato dal passato, in un certo senso tradisce la secolare vita liturgica della Chiesa.

da "Io sono un papa amabile: Giovanni Paolo II" di Piero Marini e Bruno Cescon, San Paolo, 2011, passim

"Il passaggio da una liturgia romana caratterizzata dall'uniformità (uniformità della lingua e fissità delle rubriche) ad una liturgia più vicina alla sensibilità dell'uomo moderno, aperta all'adattamento e alle culture, espressione di una Chiesa comunionale che considera la diversità non come un elemento in sé negativo, ma come possibile arricchimento dell'unità".

"Le liturgie sono diventate per così dire flessibili. È stata concessa la lingua volgare secondo le varie culture. Non abbiamo più il problema dell'identificazione ma piuttosto quello della pluralità, rivalutata quale arricchimento. Abbiamo ritrovato la molteplicità delle lingue e la possibilità di un adattamento."

"A livello di riforma [il Consilium] si preoccupò di eliminare dal rito quegli elementi che erano tipici di Roma. Nell’ordo romano, per fare solo qualche esempio, si portavano sette candelieri perché Roma era divisa in sette colli; si usava il manipolo per segnalare la presenza delle diverse chiese; si celebravano le quattro tempora, legate alla benedizione delle campagne e la cultura occidentale contadina."

Coda 

La Nacion, 20 Aprile 2013, intervista a Mons. Marini dal titolo "La Chiesa vive la speranza dopo anni di paura"

"Si respira aria fresca, è una finestra aperta alla primavera e alla speranza. Fino ad ora abbiamo respirato il cattivo odore di acque paludose, con la paura di tutto e problemi quali i Vatileaks e la pedofilia. Con Francesco si parla solo di cose positive."

"È necessario riconoscere le unioni di persone dello stesso sesso, ci sono molte coppie che soffrono perché non vengono riconosciuti i loro diritti civili."



16 commenti:

Andrea ha detto...

Roma -intesa come una Roma che si sentiva al centro del mondo e non una succursale "fettuccine e dolce vita" del Potere nord-atlantico- perse la guerra l' 8 settembre 1943, o meglio fu stuprata e bagnata dal sangue dei suoi abitanti (3000 morti e 11000 feriti) il 19 luglio di quell'anno, malgrado il carattere di Città Santa ufficiosamente riconosciutole da tutti i belligeranti.

La prima commemorazione ufficiale (in sordina) di quel massacro fu tenuta il 19 luglio 2003, sessant'anni dopo.

Nel frattempo la Romanitas e la Regalità Sociale di Cristo erano state gettate nella spazzatura da molto Clero; ovviamente soprattutto da molto Clero nord-occidentale (rispetto a Roma).

Anonimo ha detto...

Bugnini ma chi? quello che...
http://fidesetforma.blogspot.it/2009/07/sul-massone-bugnini.html
Marco

Anonimo ha detto...

Articolo di quando Rodari era ancora un protetto del Cardinal Piacenza...

rosa ha detto...

sulla pagina Wikipedia diMonsignor piero marini c'e' scritto che il 28 settembre 2013, cioe' DOMANI, il Papa Francesco lo ha nominato...al posto di prima.E' tornato !!
Rosa

Dante Pastorelli ha detto...

Molteplicità delle lingue come a Babele, molteplicità delle famiglie
come a Sodoma e Gomorra.

rocco ha detto...

"Abbiamo ritrovato la molteplicità delle lingue"

la Babele.

rocco ha detto...

"legate alla benedizione delle campagne e la cultura occidentale contadina."

la cultura occidentale contadina era il frutto di duemila anni di Chiesa Cattolica, era il motore dell'italia, nonostante il colpo di stato liberalmassonico del 1848 l'avesse quasi distrutta, riducendola per i 3/4 alla poverta .

""Si respira aria fresca, è una finestra aperta alla primavera"

gia ...la primavera, parola piu' precisa per mandare un segnale non poteva usare. primavera e' la rivoluzione massonica.

Andrea ha detto...

Conosco un signore settantenne (come mons. Marini), dell'Oltrepò Pavese (come mons. Marini), che ha frequentato la chiesa per tutta la vita.
Ha detto più volte di aver "visto" arrivare il turbamento grave nella vita della Chiesa nel fatto che il suo Parroco non voleva più fare la processione per la benedizione delle campagne. Anni Cinquanta.

Croce sradicata dalla terra e mandata in orbita in cielo (commento mio)

Anonimo ha detto...

"La Chiesa vive la speranza dopo anni di paura", si tratta della paura di perdere il posto che ha avuto Mons. Marini? E' emblematico come nelle citazioni si dica in pratica che basta smettere di parlare di una cosa affinche' questa scompaia. Miracoli del neopensiero oramai connaturato ai prelati che si contaminano di nouvelle theologie.

Andrea ha detto...

Caro Anonimo, come lei sa, la "speranza" è quella che il Diavolo non esista, che basti sorridere, che tutti -Chiesa e non Chiesa- viviamo "a colori", illuminati dall'Arcobaleno, anziché "in bianco e nero", messi a nudo (positività e negatività) e scaldati dal Sole di Giustizia.

Gli uccellini cantano nell'Eden, l'Albero della Vita non è la Croce, ma quello verdeggiante a cui Adamo ed Eva non poterono mangiare, dopo averlo fatto con quello proibito della conoscenza del Bene e del Male

rocco ha detto...

ciao andrea, una mia curiosita', Colafemmina mi perdonera', quanti anni hai?
se hai meno di 40 anni sappi che sei un miracolo! te lo chiedo perche ho idea che le persone con meno di 40 anni che la pensano come te siano mosche bianche. e leggendo i tuoi post penso che tu abbia meno di 40 anni.

Luigi ha detto...

Mons. Guido Marini è stato nominato 1 ottobre 2007, quindi, il suo quinquennio termina domani, 30 settembre.

Andrea ha detto...

Ciao Rocco... e tu?

Io sono anzianotto (nato sotto Giovanni XXIII).
Ti ringrazio per la tua valutazione di età - non per giovanilismo (ho una stima immensa per moltissime persone di 70/80 anni), ma per la simpatia

rocco ha detto...

io classe 74 :) e ho grande stima degli anziani(devo tutto a mio nonno ). e oggi avere meno di 40 anni e non essere confusi su politica Chiesa Giustizia e' cosa rara!

Andrea ha detto...

Non assolutamente per fare la morale a una persona simpatica come te, Rocco, ma per dare un'informazione storico-culturale:
l'espressione "classe ...", riferita all'età, è tipicamente massonica ottocentesca (ovviamente agganciata alla leva militare).

C'è in una borgata agricola del Piemonte un'impressionante lapide dei caduti che riporta la "classe" accanto al nome della persona, quasi a sostituire il cognome: figli della Patria, nati in un certo momento, e non figli del Pater Familias (a sua volta portatore del cognome familiare).

Grazie di nuovo!

rocco ha detto...

ottimo, non lo sapevo! evitero' di usare di nuovo quella espressione(che mi e' appena diventata antipatica!).ero convinto che fosse una espressione piu' che altro scolastica o sportiva per indicare l'anno di nascita. ora che ci penso prima si diceva anno del Signore, ma evidentemente hanno voluto sostituire persino quella dicitura.
grazie a te Andrea!